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TAPPA ARANCIONE

TAPPA ARANCIONE 5A - MACINAIE - CAPOVETRA - VIVO - ABBADIA S.S.

IL BOSCO è l’elemento caratterizzante di questo settore del Cammino del Vulcano Amiata. Sebbene presente e dominante quasi sempre, anche negli altri settori, qui il bosco non ti abbandona mai fino all’arrivo, che sia Abbadia SS oppure Piancastagnaio, le 2 mete finali di questo settore.
I due paesi potranno essere poi raggiunti separatamente, oppure insieme attraversando il sentiero di collegamento fra i due.

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IL BOSCO è l’elemento caratterizzante di questo settore del Cammino del Vulcano Amiata. Sebbene presente e dominante quasi sempre, anche negli altri settori, qui il bosco non ti abbandona mai fino all’arrivo, che sia Abbadia SS oppure Piancastagnaio, le 2 mete finali di questo settore.
I due paesi potranno essere poi raggiunti separatamente, oppure insieme attraversando il sentiero di collegamento fra i due.

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La partenza è in quota, al Prato delle Macinaie, ma può essere anche alla Vetta sfruttando le alternative descritte nel Settore Azzurro. La Faggeta più estesa d’Europa accoglie i primi sentieri “Arancioni” del Cammino, portandoci prima a Marsigliana e Cantore attraverso il comodo tracciato de “Le Gobbe di Cammello”. Poi giù in picchiata verso il Primo Rifugio e ancora a scendere fno al pittoresco Rifugio Capovetra, che sembra una casa delle favole, con la sua fontana di acqua freschissima. Ci si incammina poi in un sentiero che dopo un po’ diventa un’ampia carrareccia lungo la quale incontriamo il gigantesco Faggione per poi venire accompagnati, sulla destra, da una imponente colata lavica che ci farà compagnia fno alla deviazione verso il villaggio di Vivo d’Orcia. Scendiamo così nei castagneti per raggiungere l’Ermicciolo e la sorgente che abbevera gran parte della Provincia di Siena. E poi di nuovo il sentiero si impenna fno a tornare al Primo Rifugio e poi sù verso l’imponente Sasso della Culla con la scultura del compianto Giancarlo Baiocchi, detto il “Tacco”, che ci in direzione Vivo d’Orcia.

Dopo una prima parte di sentiero stretto, con piccoli attraversamenti di ruscelli, la strada si allarga in una carrareccia lungo la quale incontriamo, poco dopo, il maestoso “Faggione”, che quasi si innalza fra gli altri suoi simili. Per circa 1 km la strada costeggia un’imponente colata lavica che, come un enorme muraglione, si staglia sulla destra del percorso.

Iniziamo poi a scendere verso Vivo d’Orcia, rimanendo sullo stradone 681 fino a un parcheggio sterrato. Da qui, svoltando a destra, entriamo nel “Parco Vivo” (sentiero 680R), all’interno di un castagneto, fino a raggiungere le sorgenti dell’Ermicciolo, dalle quali parte l’acquedotto più importante per le esigenze della Provincia. Il sito è visitabile accompagnati da guide del Parco.

Se si vuole fare sosta nel paesino di Vivo d’Orcia, si scende lungo il sentiero 682 che passa accanto alla Cascata dell’Ermicciolo e all’omonimo laghetto, oltre il quale troviamo l’ultimo tratto che conduce al borgo, dove è possibile mangiare o pernottare.

Ritornando alla sorgente, saliamo verso l’Ermicciolo e la chiesina romanica di San Bartolomeo; da qui, seguendo il sentiero 682, attraversiamo un castagneto che ci riporta sullo stradone sterrato. Rimaniamo su questo sentiero che sale di nuovo verso il Primo Rifugio, facendoci incontrare lo stretto passaggio di Pietra Porta.

Giunti quasi al Primo Rifugio dobbiamo deviare a sinistra sul sentiero 670C, fino a raggiungere la Strada Provinciale 81, che percorriamo molto brevemente a sinistra, per poi ritrovare a destra l’imbocco del sentiero 670C.

Qui accoglie lo stemma ufficiale della Società Macchia Faggeta, scolpito sulla roccia da Giancarlo Baicchi, detto “Il Tacco”. Un ampio sterrato, detto Sentiero di Rigale, sale dolcemente in un bosco che alterna piante di castagno con faggi sempre più alti e piccole macchie di abete bianco.

Al gigantesco masso della Culla troviamo la scultura del Baicchi intitolata “Lo Smacchio”. Salendo ancora, in quello che ora si chiama sentiero 670, arriviamo al bivio di Le Campirolle. Se abbiamo tempo possiamo fare una deviazione di circa 700 metri per raggiungere la passerella in legno con il suggestivo punto panoramico di Pozzo Calato.

Altrimenti iniziamo a scendere in modo deciso sul lato sinistro lungo il sentiero 656, detto Variante Esposina, molto selvaggio e affascinante, che ci porta, dopo 2 km e 295 metri di dislivello negativo, a intercettare di nuovo l’Anello dell’Amiata (sentiero 601R).

Lo imbocchiamo scendendo verso sinistra, ripercorrendo a ritroso il tratto iniziale del Settore Rosso Cinabro del Cammino, fino al Parco Minerario di Abbadia San Salvatore.

DIREZIONI DA SEGUIRE

Punto di partenza
Prato delle Macinaie
Coordinate:
DD: 42.890381, 11.607556
DMS: 42°53’25.4” N 11°36’27.2” E
UTM: 32T 712920 4751940
w3w:///ragiona.grida.gustosi
Punto di arrivo
Abbadia S.S. – Parco Minerario

TAPPA ARANCIONE 5B - MACINAIE - CAPOVETRA - VIVO - PIANCASTAGNAIO

IL BOSCO è l’elemento caratterizzante di questo settore del Cammino del Vulcano Amiata. Sebbene presente e dominante quasi sempre, anche negli altri settori, qui il bosco non ti abbandona mai fino all’arrivo, che sia Abbadia SS oppure Piancastagnaio, le 2 mete finali di questo settore.
I due paesi potranno essere poi raggiunti separatamente, oppure insieme attraversando il sentiero di collegamento fra i due.

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IL BOSCO è l’elemento caratterizzante di questo settore del Cammino del Vulcano Amiata. Sebbene presente e dominante quasi sempre, anche negli altri settori, qui il bosco non ti abbandona mai fino all’arrivo, che sia Abbadia SS oppure Piancastagnaio, le 2 mete finali di questo settore.
I due paesi potranno essere poi raggiunti separatamente, oppure insieme attraversando il sentiero di collegamento fra i due.

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La partenza è in quota, al Prato delle Macinaie, ma può essere anche alla Vetta sfruttando le alternative descritte nel Settore Azzurro. La Faggeta più estesa d’Europa accoglie i primi sentieri “Arancioni” del Cammino, portandoci prima a Marsigliana e Cantore attraverso il comodo tracciato de “Le Gobbe di Cammello”. Poi giù in picchiata verso il Primo Rifugio e ancora a scendere fino al pittoresco Rifugio Capovetra, che sembra una casa delle favole, con la sua fontana di acqua freschissima. Ci si incammina poi in un sentiero che dopo un po’ diventa un’ampia carrareccia lungo la quale incontriamo il gigantesco Faggione per poi venire accompagnati, sulla destra, da una imponente colata lavica che ci farà compagnia fno alla deviazione verso il villaggio di Vivo d’Orcia. Scendiamo così nei castagneti per raggiungere l’Ermicciolo e la sorgente che abbevera gran parte della Provincia di Siena. E poi di nuovo il sentiero si impenna fino a tornare al Primo Rifugio e poi sù verso l’imponente Sasso della Culla con la scultura del compianto Giancarlo Baiocchi, detto il “Tacco”, che ci racconta uno spaccato di vita nei boschi di un tempo che fu.

E infine un’ultima discesa per raggiungere le mete finali di Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio, attraversando il Podere Cipriana o i ruderi del vecchio Podere Sant’Antonio, testimoni di quella cultura contadina che sfidava i rigori climatici delle altitudini, circondata e protetta dai boschi del Vulcano Amiata.

Questo settore parte dal Prato delle Macinaie, così chiamato perché con le rocce trachitiche estratte in quest’area si costruivano le macine per i mulini. È anche una delle stazioni sciistiche più attrezzate dell’Amiata, con locali per rifocillarsi e un grande albergo.

Partendo dallo skilift più in basso, si trova l’imbocco del sentiero 650, che si sviluppa per i primi 300 metri sotto il percorso della seggiovia che porta alla Vetta.

Per circa 2,5 km il tracciato non presenta particolari difficoltà, attraversando un bellissimo tratto di faggeta detto “Le Gobbe al Miele”, per la presenza di piccoli dossi e profondi avvallamenti attraversati da stretti fossi torrentizi. Questa zona è anche chiamata “Via delle Carbonaie”, perché qui si riconoscono ancora alcune aree circolari con il terreno molto scuro, dove un tempo veniva prodotto il carbone con il legno di faggio.

Si raggiunge il Prato ai Marsigliani dopo un ampio parcheggio asfaltato, incontrando la seggiovia del Rifugio Cantore, che oltrepassiamo. In quest’area si possono trovare bar, ristoranti, un albergo e un negozio di attrezzature sportive.

Attraversando la Strada Provinciale 81 Vetta dell’Amiata si incontrano cartelli che indicano, fra gli altri, il sentiero 682, che scende ripidamente verso il Primo Rifugio, passando anche lungo una vecchia pista da sci ormai in disuso.

Attraversiamo la strada asfaltata e prendiamo il sentiero a sinistra, seguendo le indicazioni per il 655, che percorriamo per circa 800 metri. Qui svoltiamo a destra imboccando il sentiero 655C, che scendendo si immette poi nel 659, il quale dopo 400 metri entra nel sentiero 601, Anello dell’Amiata.

Pur essendo la nostra direzione verso sinistra, possiamo fare una piccola deviazione a destra per ammirare il Masso delle Merchie, una maestosa roccia trachitica dove alcune incisioni ricordano che questo era il confine tra la proprietà del Conte Certini di Vivo d’Orcia e la Società Macchia Faggeta di Abbadia.

Tornando sui nostri passi, continuiamo a scendere lungo il sentiero 601 fino a incontrare il pittoresco Rifugio di Capovetra. Un centinaio di metri oltre, sempre sul 601, troviamo in basso la Fonte di Capovetra, con le sue freschissime acque e una piccola area di sosta con braciere.

Il nostro cammino riprende dal rifugio, passando alla sua sinistra per entrare nel sentiero 681 in direzione Vivo d’Orcia.

Dopo una prima parte di sentiero stretto, con piccoli attraversamenti di ruscelli, la strada si allarga in una carrareccia lungo la quale incontriamo, poco dopo, il maestoso “Faggione”, che quasi si innalza fra gli altri suoi simili.

Per circa 1 km la strada costeggia un’imponente colata lavica che, come un enorme muraglione, si staglia sulla destra del percorso.

Iniziamo poi a scendere verso Vivo d’Orcia, rimanendo sullo stradone 681 fino a un parcheggio sterrato. Da qui, svoltando a destra, entriamo nel Parco Vivo (sentiero 680R), all’interno di un castagneto, fino a raggiungere le sorgenti dell’Ermicciolo, dalle quali parte l’acquedotto più importante per le esigenze della Provincia. Il sito è visitabile accompagnati dalle guide del Parco.

Se si desidera fare sosta nel paese di Vivo d’Orcia, si scende lungo il sentiero 682 che passa accanto alla Cascata dell’Ermicciolo e all’omonimo laghetto; oltre questo punto si trova l’ultimo tratto che conduce al borgo, dove è possibile mangiare e, volendo, pernottare.

Ritornando alla sorgente, saliamo verso l’Ermicciolo e la pittoresca chiesina romanica di San Bartolomeo; da qui, seguendo il sentiero 682, attraversiamo un castagneto che ci riporta sullo stradone sterrato.

Rimaniamo su questo sentiero che sale di nuovo verso il Primo Rifugio, incontrando lo stretto passaggio di Pietra Porta.

Giunti quasi al Primo Rifugio dobbiamo deviare a sinistra sul sentiero 670C, fino a raggiungere la Strada Provinciale 81, che percorriamo brevemente verso sinistra per poi ritrovare, sulla destra, l’imbocco del sentiero 670C.

Qui accoglie lo stemma ufficiale della Società Macchia Faggeta, scolpito sulla roccia da Giancarlo Baicchi, detto “Il Tacco”.

Un ampio sterrato, detto Sentiero di Rigale, sale dolcemente in un bosco che alterna piante di castagno con faggi sempre più alti e piccole macchie di abete bianco.

Al gigantesco Masso della Culla troviamo la scultura del Baicchi intitolata Lo Smacchio. Salendo ancora, in quello che ora si chiama sentiero 670, arriviamo al bivio di Le Campirolle.

Se abbiamo tempo, possiamo fare una deviazione di circa 700 metri per raggiungere la passerella in legno con il suggestivo punto panoramico di Pozzo Calato.

Altrimenti iniziamo a scendere in modo deciso sul lato sinistro lungo il sentiero 656, detto Variante Esposina, molto selvaggio e affascinante, che ci porta — dopo 2 km e 295 metri di dislivello negativo — a intercettare nuovamente l’Anello dell’Amiata (sentiero 601R).

Lo imbocchiamo girando a destra, fino a incontrare il Podere Cipriana, che costeggeremo lungo la recinzione.

Qui siamo nel Settore Rosso Cinabro del Cammino, che si interseca con l’Arancione fino a incontrare una deviazione a sinistra per il sentiero 653, sotto un castagneto.

Da qui inizia la discesa che ci farà incontrare i ruderi del Podere Sant’Antonio, e poco più in basso il sentiero si immette nello sterrato della Strada Vecchia tra Abbadia (a sinistra) e Piancastagnaio (a destra), nei pressi di un punto panoramico sovrastato da una croce in legno.

Svoltando a destra lungo lo sterrato, si oltrepassa il Podere Cerro del Tasca, fino a raggiungere finalmente il paese di Piancastagnaio.

DIREZIONI DA SEGUIRE

Punto di partenza
Prato delle Macinaie
Coordinate:
DD: 42.890381, 11.607556
DMS: 42°53’25.4” N 11°36’27.2” E
UTM: 32T 712920 4751940
w3w:///ragiona.grida.gustosi
Punto di arrivo
Piancastagnaio